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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità: la rubrica di un dischivendolo/12 maggio 2016

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A CURA DI DIEGO CURCIO

LE RECENSIONI

PIVIO – It’s Fine, Anyway

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Ci sono musicisti che proprio non hanno bisogno di petizioni di principio o di difensori d’ufficio. Depone a favore la loro stessa vita di lavoro con le note, magari incanalatasi in rivoli e derive non previste, tutte degne di attenzione, comunque. E attenzione Pivio ne ha meritata parecchia, grazie anche al sodalizio ormai “storico” con Aldo De Scalzi, premiata ditta colonne sonore di innegabile fascino, e qualche sortita laterale al mondo dei pentagrammi costruiti per scorrere assieme alle immagini, e creare emozioni e racconto. Dunque Pivio può rivendicare una carriera solista ed affidabile, una competenza tecnica decisiva, una fantasia sbrigliata e attenta assieme. Però, quando scrive per sé, soprattutto, Pivio torna ad essere il ragazzo magro e un po’ dark che in una Genova assai più livida di trent’anni fa e oltre sincronizzava i battiti cardiaci con quelli di Berlino, nel momento in cui anche il Duca Bianco s’era fatto una bella scorpacciata di suoni sintetici, elettronica applicata alle canzoni e “eroi per un giorno” attorno al Muro che divideva la città non ancora capitale della tendenza. Erano ribelli anche loro, quelli che maneggiavano sintetizzatori e vocoder, primordiali VCS3 floydiani e mellotron sempre ai limiti della stonatura e, naturalmente, chitarre elettriche. Avevano in uggia certo gigantismo malato che intorbidava le acque stagnanti del prog rock, erano punk con uno stile superiore. Vedi alla voce Sylvian o Joy Division. Prendere o lasciare. Tutto questo Pivio l’ha rimesso in circolo per costruire il suo disco d’epoca che invece esce qui e ora, con l’aiuto di Andrea Maddalone, Giampiero LoBello, un assortito ensemble di esperti archi liguri, il vecchio amico Marco Odino. Ogni brano avrà il suo videoclip, la somma del tutto sarà anche un film. Bella scommessa. “Prospettive zero/ passo la vita sottoterra./ Le generazioni ti passano accanto /e il sipario è sempre troppo corto per le mie storie”, canta in I’m Not Gloing Anywhere. Guido Festinese

BEN WATT – Fever Dream

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Nel 2014 Ben Watt era tornato ad incidere nuove canzoni dopo un turbolento periodo della sua vita, tra malattie, lutti, scrittura e l’attività di DJ e produttore discografico. Hendra è stato il disco del ritorno, dopo una trentina d’anni, e ha ricevuto una buonissima accoglienza dalla stampa e, soprattutto, da chi lo ricordava come la metà maschile degli Everything But The Girl, il gruppo fondato assieme alla compagna di vita Tracey Thorn. Nelle interviste che promuovono Fever Dream Watt sostiene che difficilmente il duo si ripresenterà sulle scene, mentre la sua carriera solista sembra prendere il volo con questo disco, che, pur restando nel solco scavato da Hendra, sembra compattare maggiormente l’ispirazione; il lato malinconico domina e le riflessioni su vita, amicizie e rapporti interpersonali sono al centro della scrittura. Continua anche qui la fruttuosa collaborazione con Bernard Butler degli Suede, le cui chitarre caratterizzano con gusto e semplicità le delicate composizioni di Watt. Fausto Meirana

PAOLO FRESU & OMAR SOSA – Eros

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Le belle amicizie durano una vita, e forse anche di più, con i ricordi. Il little big man del jazz italiano senza pregiudizi estetici ha incontrato parecchio tempo fa Omar Sosa, fulcro cinetico e propulsivo del jazz caraibico chiamato a chiudere il “doppio cerchio” delle influenze tra Africa ed Americhe, ed è stata intesa immediata. Vedi alla voce “Alma”, giusto cinque anni fa. Adesso tornano con questo progetto dedicato all’Eros, che girerà per l’Italia la prossima estate, ed è magia assortita che potrebbe esser nel gusto di fasce di ascoltatori assai diverse. Per capirsi: si parte con Teardrop dei Massive Attack, e la voce convocata è quella di una star vera della world music come Natasha Atlas, e si approda anche, sul finale, a What Lies Ahead, l’inedito delizioso che Peter Gabriel regalò al pubblico italiano nel suo ultimo tour. C’è poi il violoncello ispirato di Jacques Morelenbaum, una spolverata intelligente di effetti elettronici distribuiti con grazia qui e là, e spesso il fondale strutturato, del Quartetto Alborada. Una piccola, rilucente meraviglia, nel nome dell’Eros. Guido Festinese

SDANG! – La malinconia delle fate

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Sdang! come un pattone sulla faccia. Come la colonna sonora di un film di Bud Spencer e Terence Hill ai tempi del post-rock o dello stoner. L’ultima uscita discografica targata Taxi Driver – indie label genovese gestita da Massimo “Maso” Perasso e Sara Twinn – in coproduzione con La Fornace Dischi, Dreaminggorilla e Totem Schwan si chiama “La malinconia delle fate” ed è l’esordio discografico degli Sdang!, power-duo di Brescia formato da Nicola Panteghini e Alessandro Pedretti. Un approccio sonico essenziale: chitarra e batteria (più qualche altro suono) e nessuna voce. Sei pezzi strumentali della durata media di 6 minuti ciascuno, che mescolano rock duro e diritto ad arpeggi liquidi e malinconici, chitarre ruggenti a cavalcate progressive. E il risultato è, per quel che mi riguarda, una vera e propria bomba. Poche sovrastrutture, tanta semplicità e un approccio “rock” senza alcun momento di cedimento. Si parte subito col piede sull’acceleratore con “Il primo giorno di scuola” (i titoli dei pezzi, come del resto quello dell’album, sono tutto un programma) e si continua alla grande con “Martina”, forse il mio brano preferito, che inizia piano e in punta di piedi per poi esplodere e rifugiarsi nuovamente tra gli arpeggi. “Astronomica” è un pezzo metallico con riff poderosi e melodie liquide; “Scrivimi una lettera tra nove anni” mescola ancora il piano e il forte come se fosse un pezzo dei Garrison riarrangiato quindici anni dopo, mentre “Cento metri all’arrivo” ha quasi un andamento punkeggiante, con la sua chitarra sporca, prima di incamminarsi verso una coda arpeggiata. Chiude il disco “La malinconia delle fate”, da cui il cd prende il titolo: le coordinate restano più o meno le stesse degli altri brani, anche se lo schema questa volta sembra capovolto. Per farla breve questo esordio degli Sdang! è un gioiellino di ballate prog e post-rock strumentali. Un album da ascoltare a ripetizione e che non annoia mai. Diego Curcio

IL DIARIO

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Diario del 11 maggio 2014
Attacco dall’alto oggi in negozio. All’improvviso con un frullare di ali un piccione si avventura sui nostri scafali, passa dal jazz, a Bryan Ferry, per fermarsi poi su una radio anni ’40 a osservare il Gelosino. Le proviamo tutte per farlo andare via, niente da fare, ogni volta che parte si schianta contro qualche ostacolo e finisce per tornare sulla radio. Entra Giorgio, che cura i giardini pubblici, “Tu, che sei quasi del mestiere (i giardini sono pieni di piccioni), fallo andare via”, lui si avvicina alla postazione del volatile e gli fa il classico gesto con la mano di ‘smamma’. Il piccione ha una posizione di vantaggio, è in alto e si sa che quando sono sopra di noi sono molto pericolosi, per la deprecabile abitudine di defecare sui sottostanti; non lo fa, ma guarda Giorgio con aria di superiorità, “Cosa vuole questo nescio?”, sembra pensare. Abbandoniamo la lotta, serviamo i clienti ed ecco che vediamo sbucare tra i loro piedi il bipede pennuto che con aria indifferente fa la sua passeggiatina lungo il corridoio, gira intorno al banco e ci abbandona, probabilmente annoiato dalla mancanza di musica, magari avrebbe gradito una canzone su qualche suo parente tipo quella stupida della gallina

LE PROSSIME USCITE

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DOMANI

BLIND BOYS OF ALABAMA – THE HIGHER GROUND
DESTRUCTION – UNDER ATTACK
GRAND MAGUS – SWORD SONGS
GRATEFUL DEAD – RED ROCKS AMPHITHEATRE, MORRIS
MOBY – MUSIC FROM PORCELAIN
CORINNE BAILEY RAE – THE HEART SPEAKS IN WHISPE
ALLEN TOUSSAINT – THE COMPLETE WARNER BROS. RECORDS
WOLF PARADE – APOLOGIES TO THE QUEEN MARY

20 MAGGIO
ADAM & THE ANTS – KINGS OF THE WILD FRONTIER (DELUXE EDITION – ristampa)
RICHARD ASHCROFT – THESE PEOPLE
BARENAKED LADIES – BNL ROCKS RED ROCKS
ERIC CLAPTON – I STILL DO
DEATH – SCREAM BLOODY GORE
BOB DYLAN – FALLEN ANGELS
FLOTSAM AND JETSAM – FLOTSAM AND JETSAM
IRON SAVIOR – TITANCRAFT
KATATONIA – THE FALL OF HEARTS
MARK-ALMOND – OTHER PEOPLE’S ROOMS (ristampa)
RARE EARTH – GET READY (ristampa)
MUDCRUTCH – 2
SNAKEFINGER – CHEWING HIDES THE SOUND (ristampa)
VIRGIN STEELE – THE HOUSE OF ATREUS

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 VINICIO CAPOSSELA – CANZONI DELLA CUPA
2 ZUCCHERO – BLACK CAT
3 RENATO ZERO – ALT
4 ANOHNI – HOPELESSNESS
5 PJ HARVEY – THE HOPE SIX DEMOLITION PROJECT
6 SANTANA – IV
7 PAT METHENY – THE UNITY SESSIONS
8 THE RIDES – PIERCED ARROW
9 DEEP PURPLE – LONG BEACH 1976
10 BLACK MOUNTAIN – IV

 

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